Melatonina, ecco i cibi che ne contengono di più

Optare per un’alimentazione sana, a base di cibi sani e leggeri, favorisce il benessere e il buon sonno. In particolare, i cibi ricchi di melatonina sono dei preziosi alleati per dormire bene: quali sono quelli che ne contengono di più? Scopriamolo nelle prossime righe!

Che cos’è la melatonina

La melatonina viene in gran parte prodotta dall’organismo, soprattutto nelle ore di buio, mentre la sua secrezione cala all’avvicinarsi dell’alba, tanto da costituire la nostra sveglia biologica. Questo ormone del cervello viene prodotto da una piccola ghiandola endocrina chiamata epifesi o ghiandola pineale. Conosciuta come ormone del sonno, la melatonina svolge un ruolo importante per il benessere psicofisico, regolando il ciclo circardiano, la dopamina e il cortisolo.

Quali sono i cibi ricchi di melatonina

La melatonina si trova in vari alimenti che assunti di sera prima di coricarsi promuovono la normale funzionalità del sonno. È contenuta prevalentemente negli alimenti di origine vegetale come l’avena, il mais, le mandorle, il cacao, le mele, le ciliegie, lo zenzero, le banane, l’ananas, le arance e le noci. Ed è presente anche in molti ortaggi come le cipolle, gli asparagi, i ravanelli, i pomodori e i cavoli.

Quanta melatonina serve per stare bene

Per contrastare l’insonnia e i risvegli notturni servono almeno 0,5 mg di melatonina al giorno. Nonostante le dosi contenute negli alimenti siano lontane da questo valore, secondo diversi studi una dieta ricca di cibi che la contengano e che ne favoriscano la produzione da parte dell’organismo è di grande aiuto. Considera, per esempio, che una banana aumenta mediamente del 130 per cento la concentrazione di melatonina nel sangue.

“L’iniziativa – “Chiamatelo diario del Coronavirus, diario della peste, ma è importante. Un giorno vorrete avere una traccia”, aveva scritto su Twitter la biografa e critica letteraria Ruth Franklin due giorni prima che lo Stato di New york confermasse i suoi due primi decessi. La Franklin, attualmente alle prese con una biografia di Anna Frank, non fa mistero dell’importanza della diaristica nel suo lavoro ma anche personalmente, per andare avanti in tempi come i nostri nella vita di tutti i giorni. Da allora i diari della pandemia si sono moltiplicati, non solo con carta e penna ma anche sui social network, con l’ansia come minimo comune denominatore. C’è chi scarica il panico del vivere sottochiave, chi tiene il conto dei sintomi dopo il contagio. Chi annota le statistiche di malati, morti e guariti, chi fissa ricette o la lista della spesa, chi disegna gli interni di casa o quel che vede dalla finestra.